
L’accordo verbale “50/50” tra amici è la ricetta perfetta per un disastro legale e finanziario dopo il successo di un brano.
- Le percentuali di royalty devono essere definite per iscritto su uno “split sheet” prima di qualsiasi deposito a SIAE o Soundreef.
- I diritti dell’artista ospite (AIE) sono separati da quelli d’autore (SIAE) e vanno gestiti tramite il Nuovo IMAIE con logiche di ripartizione specifiche.
Raccomandazione: Utilizzate sempre contratti chiari, anche semplici, per definire ruoli, quote e pagamenti. Questo trasforma la collaborazione in un’alleanza professionale, non in una futura lite in tribunale.
L’entusiasmo in studio di registrazione è palpabile. Due o più artisti, spinti da un’intesa creativa, danno vita a un brano che ha tutte le carte in regola per diventare una hit. In quel momento, la burocrazia è l’ultimo dei pensieri. Una stretta di mano e una frase buttata lì, “Tranquillo, poi facciamo 50 e 50”, sembrano più che sufficienti. Questo è l’errore più comune e pericoloso che un artista indipendente o un produttore possa commettere. Si affida a un accordo informale, pensando che l’amicizia e la stima reciproca siano una garanzia sufficiente.
La realtà, purtroppo, è ben diversa. Il consiglio generico di “mettere tutto per iscritto” è una platitudine che non aiuta a capire *cosa* scrivere e *perché*. Il successo, anziché cementare il rapporto, spesso agisce come un detonatore di conflitti latenti. Quel “50/50” verbale diventa improvvisamente ambiguo: 50% di cosa, esattamente? Dei diritti d’autore? Dei diritti di esecuzione? Dei ricavi netti o lordi? Il “costo dell’amicizia”, in termini legali e finanziari, può diventare altissimo.
Ma se il vero problema non fosse la malafede, ma la semplice mancanza di conoscenza dei meccanismi che regolano la proprietà di un’opera musicale? La chiave per una collaborazione serena non risiede solo nel firmare un contratto, ma nel comprendere l’ecosistema dei diritti (SIAE, Soundreef, Nuovo IMAIE, SCF) prima ancora che una singola nota venga registrata. La prevenzione non è un atto di sfiducia, ma il più grande atto di professionalità e rispetto reciproco.
Questa guida non è un trattato legale complesso, ma una consulenza preventiva. Analizzeremo, passo dopo passo, come strutturare una collaborazione, definire le quote di ognuno e utilizzare gli strumenti corretti per depositare l’opera, garantendo che l’unico pensiero post-successo sia come festeggiare, non come farsi causa.
Per navigare con chiarezza tra i diversi aspetti legali e amministrativi di una collaborazione musicale, abbiamo strutturato l’articolo in sezioni specifiche. Ogni sezione affronta un punto critico, fornendo risposte concrete e strumenti pratici per evitare gli errori più comuni.
Sommario: Guida completa ai diritti d’autore nelle collaborazioni
- Perché il “50/50” a voce è la causa principale delle liti post-successo?
- Come compilare correttamente il deposito SIAE/Soundreef a più mani?
- Produttore o esecutore: chi prende i soldi dal Nuovo IMAIE per il feat?
- L’errore di usare un campione non autorizzato in una collaborazione ufficiale
- Quando pagare una fee fissa (buy-out) invece di cedere punti di royalty?
- L’errore di non firmare un contratto di cessione diritti prima di consegnare i file
- Opera su muro o cessione del diritto d’immagine: cosa possiede davvero il condominio?
- Come lanciare un progetto musicale italiano all’estero senza cantare in inglese?
Perché il “50/50” a voce è la causa principale delle liti post-successo?
L’accordo verbale “fifty-fifty” è una bomba a orologeria. Inizialmente sembra un gesto di fiducia, ma nasconde un’ambiguità letale che emerge solo quando arrivano i primi guadagni. Il problema fondamentale è che la parola “diritti” nel settore musicale non identifica un singolo flusso di ricavi, ma un complesso ecosistema. Un 50% può riferirsi ai diritti d’autore sulla composizione (testo e musica), ai diritti sulla registrazione master, o ai diritti connessi dell’interprete. Senza una specifica scritta, ogni parte può interpretare l’accordo a proprio favore.
Immaginate un brano che raggiunge un notevole successo. L’artista A, che ha scritto la melodia, intende il 50/50 come metà dei diritti editoriali. L’artista B, che ha scritto il testo e interpretato il featuring, lo intende come metà di tutti i ricavi, inclusi quelli derivanti dalla sua performance. Il produttore C, che ha creato la base strumentale, potrebbe a sua volta rivendicare una quota sulla composizione e una sulla registrazione master. In assenza di un documento, si apre la porta a infinite contestazioni legali, costose e in grado di rovinare carriere e rapporti personali.
Caso pratico: l’impatto finanziario dell’ambiguità su 10 milioni di stream
Nel settore musicale, le royalties si dividono principalmente tra diritti di esecuzione pubblica e royalties meccaniche. Un’analisi su come funzionano le royalties dimostra che con 10 milioni di stream su piattaforme digitali, la differenza tra avere il 10%, 20% o 50% dei diritti può tradursi in migliaia di euro di differenza nei compensi. Questa discrepanza rende cruciale definire le percentuali per iscritto prima del successo commerciale, perché una volta che i soldi sono sul tavolo, rinegoziare un accordo verbale diventa quasi impossibile senza un contenzioso.
Il vero costo dell’amicizia si manifesta quando il valore economico del brano supera quello del rapporto personale. La soluzione preventiva è semplice e non negoziabile: formalizzare le percentuali prima di diffondere il brano. Questo atto non è una mancanza di fiducia, ma la base di ogni collaborazione professionale. Un documento chiaro trasforma un potenziale conflitto in un accordo commerciale trasparente, proteggendo tutte le parti coinvolte.
Come compilare correttamente il deposito SIAE/Soundreef a più mani?
Una volta definite le quote, il passo successivo è formalizzarle presso una collecting society. In Italia, le principali opzioni sono SIAE e Soundreef. Prima ancora di accedere ai loro portali, però, è indispensabile compilare e far firmare a tutti i collaboratori un documento fondamentale: lo split sheet. Questo non è altro che un accordo privato che riassume chi ha fatto cosa e quali sono le percentuali di diritto d’autore (musica e testo) spettanti a ciascuno. È il documento che funge da guida per il deposito ufficiale e da prova in caso di future contestazioni.
La compilazione del deposito a più mani deve riflettere esattamente quanto concordato nello split sheet. Sul portale della collecting scelta, bisognerà inserire i dati di tutti i co-autori (nome, cognome, codice fiscale) e assegnare a ciascuno la propria quota percentuale. Un errore comune è depositare il brano indicando un solo autore per “fare prima”, con la promessa di dividere i guadagni in un secondo momento. Questa pratica è estremamente rischiosa e invalida la ripartizione corretta dei diritti alla fonte.

La scelta tra SIAE e Soundreef dipende da vari fattori, come le modalità di gestione e le tempistiche di pagamento. È importante che tutti i collaboratori siano d’accordo sulla società a cui affidare la gestione del brano, poiché non è possibile depositare la stessa opera presso entrambe. Un’analisi comparativa può aiutare a prendere la decisione più informata.
Secondo la Delibera AGCOM 142/25/CONS del 2024, SIAE rappresenta una quota di mercato preponderante, ma la scelta deve basarsi sulle esigenze specifiche del progetto.
| Aspetto | SIAE | Soundreef |
|---|---|---|
| Rappresentatività mercato 2024 | 99,2% | 0,8% |
| Tipo di gestione | Opera in collaborazione o con ruoli separati | Gestione digitale con monitoraggio real-time |
| Modalità deposito | Online tramite portali dedicati o uffici territoriali | Piattaforma digitale con dashboard |
| Tempistiche pagamento | Semestrale/annuale | Trimestrale |
Produttore o esecutore: chi prende i soldi dal Nuovo IMAIE per il feat?
Un errore frequentissimo è confondere i diritti d’autore, gestiti da SIAE/Soundreef, con i diritti connessi, gestiti da altri enti come il Nuovo IMAIE. Mentre i primi remunerano i creatori dell’opera (autori di testo e musica), i secondi remunerano gli artisti che hanno eseguito e registrato il brano. In una collaborazione con un featuring, questa distinzione è fondamentale per capire chi prende i soldi e da chi.
Il Nuovo IMAIE raccoglie e distribuisce i compensi per gli Artisti Interpreti Esecutori (AIE). In un brano, si distinguono tipicamente l’Artista Interprete Principale (AIP), ovvero l’artista a cui è intestato il progetto, e gli altri interpreti, che possono essere i musicisti turnisti o l’artista che canta nel featuring. Secondo la normativa, la legge prevede che l’equo compenso spetti per il 50% ai produttori fonografici e per il restante 50% agli artisti interpreti o esecutori. L’artista del featuring, in quanto interprete, ha quindi diritto a una quota di questi compensi, separata e aggiuntiva rispetto a eventuali diritti d’autore sulla composizione.
Per avere diritto a questi compensi, è necessario essere iscritti al Nuovo IMAIE e aver partecipato a una registrazione musicale diffusa pubblicamente. Come specificato nelle FAQ ufficiali, per essere riconosciuti come AIE bisogna aver avuto un ruolo, primario o comprimario, nell’esecuzione. Lo status di AIP o semplice AIE non è automatico ma viene definito dal contratto di collaborazione. È questo documento che stabilisce le gerarchie e, di conseguenza, influenza le percentuali di ripartizione dei diritti connessi. Anche un produttore che suona attivamente uno strumento nel brano può rivendicare una quota come AIE, oltre ai suoi diritti come produttore fonografico (gestiti da SCF).
Ignorare questo aspetto significa, per l’artista ospite, rinunciare a una fetta importante dei guadagni generati dal proprio contributo. È essenziale che il contratto di featuring specifichi non solo le quote SIAE, ma anche il ruolo di ogni artista ai fini della ripartizione dei diritti connessi, per garantire una gestione trasparente e completa di tutti i flussi di ricavo.
L’errore di usare un campione non autorizzato in una collaborazione ufficiale
Nell’era della produzione digitale, il campionamento (sampling) è una pratica artistica diffusa e potente. Tuttavia, dal punto di vista legale, è un campo minato. Utilizzare un “campione” o “sample” – ovvero una porzione di una registrazione preesistente – senza aver ottenuto le necessarie autorizzazioni è una violazione del diritto d’autore. L’errore diventa ancora più grave quando questo campione non autorizzato viene inserito in un brano frutto di una collaborazione ufficiale, perché espone tutti i partecipanti al rischio di una causa per plagio.
I diritti legati a un brano musicale sono doppi: ci sono i diritti sulla composizione (melodia e testo), detenuti dall’editore, e i diritti sulla registrazione master, detenuti dall’etichetta discografica. Per utilizzare legalmente un campione, è obbligatorio ottenere una licenza (il cosiddetto “clearing”) da entrambi i titolari dei diritti. Ignorare anche solo uno dei due significa commettere un illecito. Le conseguenze possono essere devastanti: dalla richiesta di ritiro del brano dal mercato al pagamento di risarcimenti molto onerosi, che possono includere la totalità dei profitti generati.

In una collaborazione, la responsabilità legale ricade su tutti i co-autori e produttori del nuovo brano. Se un produttore inserisce un campione non autorizzato, anche l’artista principale e l’artista del featuring ne rispondono legalmente. Per questo, è fondamentale che il contratto di collaborazione includa una clausola di “garanzia e manleva”, in cui ogni parte dichiara che il materiale da lui fornito è originale e non viola diritti di terzi. La procedura di clearing è complessa e richiede un approccio metodico.
- Identificare i titolari dei diritti: Bisogna scoprire chi detiene i diritti editoriali (composizione) e quelli del master (registrazione).
- Contattare l’editore e l’etichetta: Vanno avviate trattative separate con entrambe le entità.
- Preparare una demo: Spesso viene richiesta una demo del nuovo brano per valutare come il campione è stato utilizzato.
- Negoziare i termini: La licenza può prevedere una fee fissa (pagamento una tantum), una percentuale sulle royalties del nuovo brano, o entrambe le cose.
- Ottenere l’autorizzazione scritta: Nessun brano contenente un campione dovrebbe essere pubblicato prima di avere in mano un contratto di licenza firmato.
Quando pagare una fee fissa (buy-out) invece di cedere punti di royalty?
Quando si formalizza un featuring, una delle decisioni economiche più importanti riguarda la forma del compenso per l’artista ospite. Le due opzioni principali sono la cessione di una percentuale sui guadagni futuri (punti di royalty) o il pagamento di una somma fissa e immediata (fee fissa o buy-out). La scelta tra queste due modalità dipende da fattori strategici, dal potere contrattuale delle parti e dalla previsione di successo del brano.
Pagare una fee fissa è vantaggioso per l’artista principale quando si prevede che il brano possa avere un grande successo. A fronte di un esborso iniziale certo, l’artista principale mantiene il 100% delle royalties future, massimizzando i profitti a lungo termine. Per l’artista ospite, la fee fissa garantisce un guadagno immediato e sicuro, eliminando il rischio legato all’incerto andamento commerciale del brano. È una scelta spesso preferita da artisti emergenti o turnisti che necessitano di liquidità. Tuttavia, con un buy-out, l’artista ospite rinuncia a qualsiasi guadagno futuro, anche se il brano dovesse diventare una hit mondiale.
Cedere punti di royalty, d’altra parte, trasforma la collaborazione in una vera e propria partnership commerciale. L’artista ospite scommette sul successo del brano e partecipa ai suoi guadagni nel tempo. Questa opzione è preferibile quando il contributo del featuring è percepito come determinante per il potenziale successo del pezzo. Per l’artista principale, il vantaggio è l’assenza di un costo iniziale, ma comporta una minore percentuale di guadagno nel lungo periodo. La gestione amministrativa è inoltre più complessa, richiedendo una rendicontazione periodica e trasparente.
La scelta tra i due modelli non è sempre netta e dipende dal contesto specifico della collaborazione.
| Aspetto | Buy-out (Fee Fissa) | Punti Royalty |
|---|---|---|
| Pagamento | Immediato, una tantum | Differito, continuativo |
| Rischio finanziario | Zero per l’artista featuring | Legato al successo del brano |
| Potenziale guadagno | Limitato alla cifra pattuita | Illimitato se il brano ha successo |
| Complessità amministrativa | Minima | Richiede rendicontazione continua |
| Diritti d’autore SIAE | Rimangono se c’è contributo creativo | Si sommano alle royalties |
Il compromesso: l’anticipo recuperabile
Esistono anche modelli ibridi. Una soluzione efficace è l’anticipo recuperabile sulle royalties. L’artista ospite riceve un compenso fisso immediato, che però non è un buy-out, ma un anticipo. Questo importo viene poi “recuperato” dall’artista principale trattenendo i primi guadagni generati dalle royalties spettanti all’artista ospite. Solo una volta che l’anticipo è stato completamente recuperato, l’artista ospite inizia a percepire la sua percentuale. Questo modello offre liquidità immediata all’artista ospite senza fargli rinunciare ai guadagni futuri.
L’errore di non firmare un contratto di cessione diritti prima di consegnare i file
L’entusiasmo creativo può portare a una fretta controproducente. Un errore capitale, spesso commesso in nome della fiducia, è quello di consegnare i file audio definitivi (le “stem” o il master) prima di aver formalizzato l’accordo con una firma. Questo gesto pone l’artista o il produttore che consegna i file in una posizione di estrema debolezza negoziale. Una volta che l’altra parte è in possesso del materiale, ha la possibilità di utilizzarlo, modificarlo o persino pubblicarlo, lasciando chi ha fornito il lavoro con poche armi per far valere i propri diritti.
Molti artisti credono che uno scambio di messaggi su WhatsApp o via email in cui si pattuiscono le condizioni sia sufficiente. Sebbene questi scambi possano avere un valore probatorio, presentano limiti enormi. Come sottolineano gli esperti legali, un accordo informale manca di clausole essenziali che un contratto standard invece prevede, come la definizione del territorio di sfruttamento, la durata dei diritti, le garanzie contro il plagio e le modalità di risoluzione delle controversie.
Un accordo via email o messaggio WhatsApp può costituire un principio di prova scritta ma presenta limiti significativi rispetto a un contratto firmato digitalmente
– Studio Legale Canella Camaiora, Analisi legale sui contratti musicali digitali
La corretta cronologia di una collaborazione professionale dovrebbe sempre prevedere la firma come penultimo passo, subito prima della consegna finale del materiale. Rispettare questa sequenza non è un’inutile pignoleria, ma la più efficace polizza assicurativa sul proprio lavoro creativo e sui futuri guadagni.
Piano d’azione: audit pre-collaborazione
- Punti di contatto: Elencare tutti i canali di comunicazione usati (email, WhatsApp, incontri) e riassumere gli accordi verbali presi fino a quel momento.
- Collecta: Inventariare tutto il materiale creativo esistente (bozze di testo, provini audio, file di progetto) e chi ha contribuito a cosa.
- Coerenza: Confrontare gli accordi verbali con i valori e gli obiettivi di ciascun partecipante. Ci sono ambiguità sulle percentuali o sui ruoli?
- Memorabilità ed emozione: Valutare il livello di fiducia nel team. Ci sono segnali di possibili incomprensioni future? È il momento di chiarire ogni dubbio.
- Piano d’integrazione: Sulla base dei punti precedenti, redigere uno split sheet e un contratto di featuring semplice prima di procedere con la registrazione finale o la consegna dei file.
Opera su muro o cessione del diritto d’immagine: cosa possiede davvero il condominio?
Anche se il titolo di questa sezione evoca scenari immobiliari, il principio legale sottostante — la cessione e la gestione dei diritti — si applica in modo diretto e cruciale al mondo della musica, in particolare per quanto riguarda il diritto d’immagine. In una collaborazione che prevede anche la realizzazione di un videoclip, la gestione dell’immagine dell’artista ospite è un aspetto tanto importante quanto la ripartizione delle royalties audio, ma spesso viene trascurato.
L’errore comune è pensare che la semplice presenza dell’artista sul set del video implichi un’autorizzazione automatica a qualsiasi uso della sua immagine. Non è così. L’artista che partecipa a un featuring deve firmare una liberatoria specifica per l’uso della propria immagine. Questo documento è fondamentale perché definisce i confini esatti dello sfruttamento. Una liberatoria generica potrebbe non essere sufficiente a coprire tutti gli utilizzi possibili, creando un’area grigia sfruttabile in futuro.
Per esempio, la liberatoria copre solo l’uso dell’immagine all’interno del videoclip o si estende anche a:
- Fermo-immagini da usare per la copertina del singolo?
- Miniature per YouTube e altri social media?
- Materiale promozionale come poster o flyer?
- Merchandise ufficiale?
Ogni utilizzo non esplicitamente autorizzato può diventare oggetto di contestazione. Inoltre, la monetizzazione del video su piattaforme come YouTube (tramite Content ID) apre un altro fronte di ripartizione dei ricavi, che non sempre segue la stessa logica delle quote SIAE. Anche questo aspetto deve essere negoziato e messo per iscritto nel contratto di featuring, per evitare che l’artista ospite veda la propria immagine generare profitti da cui è completamente escluso.
Punti chiave da ricordare
- Un accordo verbale non ha valore legale; usate sempre uno split sheet firmato prima di qualsiasi altra azione.
- I diritti sono un ecosistema: SIAE (autori), Nuovo IMAIE (interpreti) e SCF (produttori) sono entità diverse con pagamenti separati.
- Un contratto di featuring non è un optional, ma lo strumento che definisce ruoli, pagamenti (fee o royalty) e diritti d’immagine, prevenendo il 99% delle liti.
Come lanciare un progetto musicale italiano all’estero senza cantare in inglese?
L’idea che la musica italiana, per avere successo all’estero, debba necessariamente essere cantata in inglese è un luogo comune superato. Grazie alla globalizzazione e alle piattaforme di streaming, la musica cantata in lingua originale ha trovato un pubblico internazionale vasto e curioso. Tuttavia, per un artista italiano che collabora con un partner straniero o che semplicemente vede il proprio brano avere successo oltre confine, si apre una nuova serie di complessità legate alla gestione internazionale dei diritti d’autore.
La buona notizia è che le principali collecting societies operano a livello globale. La SIAE ha accordi di reciprocità con società di gestione in oltre 90+ paesi. Questo significa che se un brano depositato in SIAE viene suonato alla radio in Francia o aggiunto a una playlist editoriale in Germania, la società di gestione locale (es. la SACEM in Francia o la GEMA in Germania) raccoglierà i compensi per conto della SIAE, che a sua volta li verserà all’autore italiano. Il sistema, in teoria, è automatizzato.
Nella pratica, però, possono sorgere delle complicazioni, specialmente in caso di collaborazioni internazionali.
Gestione dei diritti in un featuring internazionale (Italia-Francia)
Immaginiamo una collaborazione tra un artista italiano (iscritto SIAE) e uno francese (iscritto SACEM). È fondamentale specificare nel contratto di featuring quale delle due società depositerà il brano e in quali territori. Anche se la raccolta internazionale avviene tramite accordi di reciprocità, le tempistiche di pagamento possono essere molto lunghe, variando da 6 a 18 mesi. Inoltre, ogni società estera applica delle commissioni per il servizio di raccolta, che possono variare dal 10% al 20% a seconda del paese, riducendo l’importo finale che arriva all’autore.
Per ottimizzare la raccolta dei diritti a livello internazionale, è cruciale avere un contratto solido che specifichi chiaramente le responsabilità di ciascuna parte e, se il progetto ha un potenziale significativo, considerare l’affiliazione a un editore musicale con una solida rete internazionale, in grado di monitorare e velocizzare la riscossione dei compensi in tutto il mondo.
Per assicurare che la vostra prossima collaborazione sia un successo creativo e non un incubo legale, applicate questi principi fin dal primo incontro. Un approccio professionale e trasparente è il miglior investimento per il futuro della vostra musica e della vostra carriera.
Domande frequenti sulla gestione dei diritti d’autore nei featuring
Chi è considerato Artista Interprete Principale (AIP) in un featuring?
Lo status di AIP non è automatico ma viene definito dal contratto di collaborazione. Generalmente, l’artista principale del brano, ovvero colui a cui il progetto è intestato, mantiene questo status, ma le parti possono accordarsi diversamente.
Come si ripartiscono i diritti connessi tra AIP e AIE?
In assenza di un accordo specifico, la prassi prevede che una quota maggioritaria (spesso il 75%) vada all’Artista Interprete Principale e il restante 25% venga diviso tra gli altri Artisti Interpreti Esecutori (come l’artista del featuring e i musicisti). Tuttavia, queste percentuali sono liberamente negoziabili nel contratto.
Il produttore che suona può richiedere diritti connessi?
Sì. Un produttore che contribuisce anche suonando uno strumento nel brano può rivendicare una doppia quota: quella come Produttore Fonografico (gestita da SCF) e quella come Artista Interprete Esecutore (gestita dal Nuovo IMAIE) per la sua performance strumentale.
La liberatoria per il videoclip copre automaticamente tutti gli usi dell’immagine?
No, una liberatoria standard copre solitamente solo l’uso dell’immagine all’interno del video. Per utilizzi secondari come fermo-immagini per copertine, miniature YouTube, post sui social media o merchandise, è necessario che questi siano esplicitamente menzionati e autorizzati nel documento.
Come si ripartiscono i ricavi del video su YouTube?
La ripartizione dei ricavi generati da un videoclip su YouTube tramite Content ID non segue automaticamente le quote di diritto d’autore (SIAE). È un flusso di guadagno separato che deve essere negoziato a parte nel contratto di featuring o in un accordo specifico sulla monetizzazione video.
Serve una licenza di sincronizzazione per il videoclip?
Sì. La licenza di sincronizzazione è l’autorizzazione necessaria per abbinare un’opera musicale a delle immagini in movimento (come un video). Sebbene in una produzione propria sia un atto implicito, diventa formalmente rilevante quando il video viene licenziato a terzi, come per una colonna sonora o uno spot pubblicitario.