Pubblicato il Maggio 12, 2024

L’integrazione della Digital Art in casa non è un acquisto, ma un progetto di curatela che fonde estetica e tecnologia per preservarne il valore nel tempo.

  • La qualità dell’esposizione dipende da una calibrazione cromatica professionale, non dalla risoluzione 4K di un TV commerciale.
  • La conservazione a lungo termine richiede una strategia attiva sui formati file e un’archiviazione sicura che vada oltre il semplice cloud.

Raccomandazione: Tratta la tua collezione digitale come un patrimonio: pianifica l’ecosistema di visualizzazione, archiviazione e automazione prima di appendere il primo “quadro” digitale.

Hai appena investito in un’opera di Digital Art. Un NFT, un’edizione limitata, un pezzo che ti emoziona. Ora, però, giace confinato sullo schermo del tuo smartphone o, peggio, su un televisore 4K che ne mortifica i colori. Questa frustrazione è il punto di partenza per molti collezionisti moderni: possedere un asset digitale di valore senza avere gli strumenti per trasformarlo in una vera esperienza estetica all’interno del proprio spazio abitativo. Il mercato offre soluzioni apparentemente semplici, come costosi frame digitali o generici servizi cloud, ma queste spesso si rivelano inadeguate.

L’approccio convenzionale si concentra sul “mostrare”, trascurando due aspetti fondamentali: la fedeltà cromatica e la conservazione a lungo termine. Ma se la vera chiave non fosse semplicemente esporre l’opera, ma costruire attorno a essa un ecosistema domotico intelligente? Un sistema che non solo ne esalti la bellezza, ma che ne protegga attivamente l’integrità e il valore nel tempo, proprio come farebbe un curatore museale. Questo non è un manuale per appendere un quadro digitale, ma un manifesto per la curatela digitale domestica.

Questo articolo ti guiderà attraverso un percorso progettuale, svelandoti come un approccio da architetto d’interni, specializzato in tecnologia, possa risolvere le sfide tecniche ed estetiche. Esploreremo come scegliere gli strumenti giusti senza spendere una fortuna, come archiviare in sicurezza un patrimonio digitale e come l’automazione possa rendere l’arte non solo visibile, ma viva e integrata nel quotidiano. Tratteremo la tua collezione non come un file, ma come un patrimonio da valorizzare.

Per affrontare in modo strutturato questo progetto di curatela digitale, abbiamo organizzato i contenuti in sezioni tematiche che ti guideranno passo dopo passo, dalla tecnica alla strategia.

Perché il tuo schermo 4K rovina la resa cromatica dell’opera digitale?

L’errore più comune è credere che un televisore 4K di alta gamma sia la soluzione ideale per esporre Digital Art. In realtà, questi dispositivi sono progettati per un obiettivo opposto: rendere le immagini in movimento iper-realistiche e saturate, non per riprodurre fedelmente la palette cromatica statica voluta da un artista. La loro luminosità eccessiva, i contrasti pompati e i trattamenti antiriflesso spesso alterano irrimediabilmente la percezione dell’opera. Un’opera concepita con sottili sfumature di grigio può apparire su un TV come un blocco di neri e bianchi piatti, perdendo tutta la sua profondità.

Il problema risiede in tre aspetti tecnici chiave. Primo, lo spazio colore: molti artisti lavorano in sRGB, lo standard web, mentre i TV moderni spingono verso gamut più ampi come il DCI-P3, alterando le tinte originali. Secondo, la gestione della luminosità: i display professionali per l’arte digitale offrono una luminosità più bassa e uniforme, simile a quella di una tela illuminata in una galleria, mentre i TV sono tarati per competere con la luce diurna. Infine, la durata operativa: un TV consumer non è certificato per un funzionamento continuativo 24/7, rischiando surriscaldamento e burn-in, un degrado permanente del pannello che rovina l’investimento.

La soluzione non è la risoluzione, ma la calibrazione. Un display professionale per digital signage, anche con risoluzione inferiore, ma con una corretta gestione del colore e componenti certificati per l’uso prolungato, offrirà una resa artistica infinitamente superiore. Pensare allo schermo non come a un televisore, ma come a una “tela digitale”, è il primo passo per una curatela domestica di successo.

Ignorare questi dettagli tecnici significa, di fatto, esporre una riproduzione alterata, non l’opera originale che hai acquistato.

Come scegliere il frame digitale giusto senza spendere 2.000€?

Una volta compreso che un TV standard non è la soluzione, il mercato sembra spingere verso frame digitali di design con prezzi che superano facilmente i 2.000€. Sebbene validi, esistono alternative progettuali che permettono di ottenere risultati eccellenti con un budget più contenuto, senza sacrificare l’estetica. La chiave è disaccoppiare il display dalla cornice, proprio come si farebbe con un’opera fisica.

Un approccio da architetto d’interni consiste nel selezionare un eccellente monitor IPS con finitura opaca (per ridurre i riflessi) e abbinarlo a una cornice su misura realizzata da un artigiano locale. Questa soluzione non solo offre un controllo totale su materiali, colori e finiture della cornice, ma risulta spesso più economica e personalizzata. La vera sfida tecnica diventa nascondere il mini-computer (come un Raspberry Pi) che gestisce l’opera e i cavi di alimentazione, un compito che può essere risolto con piccole opere murarie o soluzioni di arredo intelligenti.

Cornice digitale minimalista montata su parete in ambiente domestico elegante

Per chi cerca soluzioni pronte all’uso ma più accessibili, il mercato offre opzioni intermedie che bilanciano costo e qualità. Il segreto è analizzare le specifiche tecniche oltre il marketing. Un display con sensore di movimento, ad esempio, è una funzione intelligente che accende l’opera solo quando qualcuno è nella stanza, unendo risparmio energetico ed effetto sorpresa.

Per orientarsi, un’analisi comparativa delle soluzioni disponibili sotto la soglia dei 2.000€ è fondamentale. La tabella seguente, basata su un’analisi delle opzioni per artisti del 2024, evidenzia come anche soluzioni economiche possano offrire caratteristiche interessanti, a patto di accettare alcuni compromessi, come le dimensioni dello schermo.

Confronto soluzioni frame digitali sotto i 2000€
Soluzione Prezzo Caratteristiche Pro/Contro
BiuFrame 9.1″ ~200€ IPS Touch 1920×1080, Wi-Fi, sensore movimento Pro: Economico, sensore presenza
Contro: Schermo piccolo
Frame 15.1″ HD ~500€ Display 15.1″, Wi-Fi, design elegante Pro: Schermo più grande
Contro: Risoluzione solo HD
DIY Raspberry Pi + Monitor IPS ~400-800€ Personalizzabile, software open source Pro: Massima personalizzazione
Contro: Richiede competenze tecniche

L’opzione DIY, sebbene richieda un piccolo sforzo progettuale, è quella che garantisce la massima integrazione architettonica, trasformando il display in un elemento che sembra nato con la casa stessa.

Cold wallet o Cloud: dove archiviare la tua collezione da 50.000€?

L’esposizione è solo la punta dell’iceberg. Un patrimonio digitale, soprattutto se di valore considerevole, richiede una strategia di archiviazione e conservazione a prova di futuro. Affidarsi unicamente a un servizio cloud standard o lasciare il proprio NFT sulla piattaforma dove è stato acquistato è una leggerezza che può costare cara. La vera sicurezza risiede nella ridondanza e nella diversificazione, un principio mutuato dalla gestione dei patrimoni finanziari.

La distinzione fondamentale è tra “hot storage” (connesso a internet, come il cloud) e “cold storage” (offline, come un hardware wallet). Per una collezione di valore, la strategia ibrida è l’unica sensata. Il file dell’opera ad alta risoluzione, necessario per l’esposizione, può risiedere su un NAS (Network Attached Storage) domestico protetto, sincronizzato con un servizio cloud crittografato per un primo livello di backup. Questo garantisce l’accesso rapido per la visualizzazione. Ma il token di proprietà (l’NFT stesso) e una copia master del file devono essere custoditi offline.

Studio di caso: La sicurezza integrata di UpTown Milano

Il primo smart district italiano, UpTown Milano, offre un esempio illuminante di come la domotica possa diventare un sistema di sicurezza per asset, inclusi quelli digitali. Con un mercato italiano della smart home che, secondo le stime, ha raggiunto i 900 milioni di euro nel 2024, i sistemi di sicurezza integrata (che rappresentano il 28% del totale) non si limitano a telecamere e allarmi. Includono firewall avanzati per la rete domestica, sistemi di backup automatici e ridondanti su dispositivi fisici locali, e controlli di accesso biometrici, creando un vero e proprio caveau digitale per proteggere collezioni di valore da attacchi informatici e guasti hardware.

I cold wallet (come Ledger o Trezor) sono essenziali per custodire le chiavi private che certificano la proprietà dell’NFT. Ma anche qui, la sicurezza non è assoluta. La “seed phrase” (la sequenza di parole per recuperare il wallet) è il punto più vulnerabile. Un approccio professionale prevede di non scriverla mai su un unico foglio di carta. Tecniche come lo Shamir’s Secret Sharing permettono di frammentare la frase in più parti, distribuendole in luoghi sicuri diversi (es. una parte in cassaforte, una presso un notaio). Solo riunendo un numero minimo di frammenti si può ricostruire l’accesso, proteggendo il patrimonio da furto, incendio o smarrimento.

In definitiva, pensare alla conservazione del proprio patrimonio digitale richiede la stessa mentalità di chi protegge un’opera fisica di valore: diversificare i rischi e non avere mai un unico punto di fallimento.

L’errore di non aggiornare i formati file che rende l’opera illegibile dopo 10 anni

Hai messo in sicurezza il tuo NFT in un cold wallet e hai una copia del file JPG o MP4 su un hard disk. Ti senti al sicuro. Eppure, stai commettendo un errore che gli archivisti digitali conoscono bene: l’obsolescenza dei formati file. Un formato oggi universale potrebbe diventare illeggibile tra dieci o vent’anni, man mano che software e hardware evolvono. La conservazione digitale non è un atto passivo (“salva e dimentica”), ma un processo attivo di monitoraggio e migrazione.

Immagina di ritrovare un vecchio documento creato con un word processor degli anni ’90: aprirlo oggi è un’impresa. Lo stesso destino attende i formati multimediali. La vera curatela digitale domestica implica una “conservazione attiva”. Questo significa pianificare controlli periodici sull’integrità dei file (usando strumenti come il checksum per verificare che non ci siano state corruzioni di dati) e, soprattutto, monitorare l’evoluzione degli standard tecnologici. L’obiettivo è essere pronti a migrare l’opera da un formato a rischio di obsolescenza (es. un codec video proprietario) a un nuovo standard aperto e supportato a lungo termine (es. AV1), prima che sia troppo tardi.

Questa migrazione, tuttavia, deve essere eseguita con criteri professionali per non alterare l’opera. È fondamentale preservare tutti i metadati associati (dati EXIF, XMP, IPTC) che contengono informazioni cruciali come data di creazione, autore e, a volte, istruzioni dell’artista. Perdere questi dati durante una conversione di formato equivarrebbe a strappare l’etichetta dal retro di un quadro. I musei, che affrontano questo problema su larga scala, stanno sviluppando protocolli rigorosi, come evidenziato dalle ultime implementazioni nei principali istituti italiani, che ogni collezionista privato dovrebbe, nel suo piccolo, emulare.

Piano di conservazione attiva per il tuo patrimonio digitale

  1. Check-up Triennale: Programma una verifica periodica dell’integrità di ogni file tramite un software di checksum (es. SHA-256) per rilevare eventuali corruzioni silenti.
  2. Analisi Obsolescenza: Ogni 3 anni, valuta lo stato di salute dei formati file della tua collezione. Un formato è ancora ampiamente supportato o sta diventando di nicchia?
  3. Migrazione Controllata: Se un formato è a rischio, pianifica la migrazione verso uno standard aperto e ben documentato. Esegui la conversione con software professionali.
  4. Preservazione Metadati: Durante la migrazione, assicurati che il software utilizzato preservi integralmente tutti i metadati (EXIF, XMP, IPTC) incorporati nel file originale.
  5. Documentazione: Tieni un registro di ogni operazione di verifica e migrazione, annotando data, software utilizzato e risultato del checksum prima e dopo il processo.

Ignorare l’obsolescenza dei formati è come acquistare un capolavoro su una tela destinata a sbriciolarsi: una negligenza che vanifica l’intero investimento, non solo economico ma anche emotivo.

Automatizzare l’accensione delle opere: la sequenza ideale per risparmiare energia

Un’opera digitale esposta 24/7 non solo consuma energia in modo inefficiente, ma perde anche il suo impatto. L’arte, per essere apprezzata, ha bisogno di un “momento”. La domotica offre la possibilità di orchestrare questi momenti, trasformando l’accensione di un’opera in un evento e ottimizzandone la presenza nella vita domestica. L’obiettivo non è solo accendere e spegnere, ma creare scenari intelligenti che rispondano all’ambiente e agli abitanti della casa.

La soluzione più elegante è legare l’attivazione del frame digitale a sensori di presenza e luminosità. L’opera può accendersi automaticamente quando qualcuno entra nella stanza e spegnersi quando la stanza è vuota, con un effetto quasi magico. Inoltre, la luminosità del display può adattarsi dinamicamente alla luce ambientale: più soffusa la sera, per un’atmosfera intima, e leggermente più intensa di giorno, per contrastare la luce naturale, garantendo sempre una visione ottimale senza affaticare la vista.

Sistema di sensori di presenza e luminosità che controllano l'illuminazione di un'opera digitale

Andando oltre, si possono creare scenari più complessi. Lo scenario “Risveglio” potrebbe accendere l’opera con una luminosità minima insieme alle luci della casa, mentre lo scenario “Cinema” potrebbe spegnerla per non creare distrazioni. Lo scenario “Ospiti” potrebbe avviare una playlist di opere a rotazione, trasformando la parete in una galleria dinamica. Queste automazioni non sono solo un vezzo tecnologico, ma un modo per integrare l’arte nella quotidianità in modo sostenibile e significativo.

Studio di caso: Lo Smart Life Book di UpTown Milano

Per guidare i propri residenti nell’abitare intelligente, il distretto di UpTown Milano ha sviluppato uno “Smart Life Book”. Questo manuale, sia cartaceo che digitale, non è un semplice libretto di istruzioni, ma una vera guida progettuale all’automazione domestica. Organizzato per aree tematiche (energia, luce, sicurezza, benessere), illustra con esempi pratici come creare scenari domotici avanzati. Propone sequenze specifiche per ottimizzare i consumi, come l’integrazione di sensori per il controllo automatico di luci e display digitali, dimostrando come un’adeguata programmazione sia fondamentale per un’efficienza energetica reale.

In questo modo, la tecnologia cessa di essere un semplice interruttore e diventa una regia intelligente che orchestra la presenza dell’arte in casa, rendendola un’esperienza sempre nuova e sorprendente.

Arte su tela o NFT: quale asset performa meglio con l’inflazione attuale?

La scelta tra un’opera fisica e una digitale non è solo estetica, ma anche una decisione di investimento. In un contesto di inflazione crescente, i collezionisti si chiedono quale asset possa meglio preservare il valore. Tradizionalmente, l’arte fisica è considerata un bene rifugio, un asset tangibile la cui valutazione è relativamente stabile e decorrelata dai mercati finanziari. Gli NFT e la Digital Art, d’altro canto, sono nati nel mondo delle criptovalute e la loro performance è ancora strettamente legata all’altissima volatilità di quel settore.

L’arte, sia fisica che digitale, può essere un asset decorrelato dai mercati finanziari tradizionali

– Silvia Lucchesi, Lo Schermo dell’Arte 2024

Tuttavia, un’analisi superficiale basata solo sulla volatilità è fuorviante. Un approccio più rigoroso richiede di considerare il Total Cost of Ownership (TCO), ovvero il costo totale di possesso nel tempo. Un’opera fisica comporta costi ricorrenti significativi: assicurazione, potenziali restauri, e talvolta costi di climatizzazione per una conservazione ottimale. La sua liquidità è inoltre molto bassa, richiedendo mesi per una vendita tramite gallerie o case d’asta. L’arte digitale, al contrario, ha una liquidità quasi istantanea grazie ai mercati globali aperti 24/7, ma presenta costi di transazione (gas fees) e costi legati alla sicurezza informatica.

La seguente tabella offre un confronto strutturato del TCO, aiutando a comprendere che la scelta non è tra un asset “sicuro” e uno “rischioso”, ma tra due tipologie di rischio e di gestione differenti. Entrambe richiedono una strategia di conservazione e valorizzazione.

Confronto Total Cost of Ownership: Arte fisica vs NFT
Aspetto Arte su Tela NFT/Arte Digitale
Costi iniziali Acquisto + trasporto Acquisto + gas fees
Costi ricorrenti Assicurazione, restauro, climatizzazione Gas fees transazioni, sicurezza wallet
Liquidità Bassa (vendita tramite gallerie/aste) Alta (mercati 24/7 globali)
Volatilità Bassa/Media Estremamente alta
Impatto inflazione Asset rifugio tradizionale Correlato a crypto markets

In definitiva, non esiste una risposta univoca. La scelta migliore dipende dal profilo di rischio del collezionista, dal suo orizzonte temporale e, soprattutto, dalla sua capacità di gestire attivamente i costi e i rischi specifici di ciascuna classe di asset.

Come illuminare una scultura tridimensionale senza creare ombre fastidiose?

Passare dall’arte bidimensionale a quella tridimensionale, come una scultura, introduce una nuova, fondamentale variabile nel progetto di interior design: la luce. Un’illuminazione sbagliata può appiattire l’opera, creare ombre dure e fastidiose che ne alterano la forma, o peggio, nasconderne i dettagli. L’obiettivo non è semplicemente “illuminare” la scultura, ma “scolpirla” con la luce, guidando l’occhio dell’osservatore e rivelandone la texture, la forma e la profondità.

La regola d’oro è evitare una singola fonte di luce frontale, che produce un effetto piatto e annulla i volumi. La tecnica professionale prevede l’uso di almeno due o tre punti luce, posizionati ad angolazioni diverse. Una luce principale (key light) definisce la forma generale, una luce di riempimento (fill light) ammorbidisce le ombre più dure, e una controluce (backlight) stacca la scultura dallo sfondo, donandole profondità e tridimensionalità. L’uso di faretti a LED con fascio luminoso orientabile e intensità dimmerabile è cruciale per ottenere questo bilanciamento.

L’innovazione tecnologica, però, permette di andare oltre l’illuminazione statica, creando una vera e propria regia luminosa. La domotica consente di programmare sequenze di luce dinamiche che cambiano lentamente intensità e colore nel corso della giornata, o addirittura in base alla presenza di persone, rivelando dettagli sempre diversi dell’opera.

Studio di caso: L’illuminazione dinamica nelle installazioni museali

I musei più moderni stanno abbandonando l’illuminazione statica per creare esperienze immersive. Come dimostrano alcuni progetti innovativi di digital signage nei musei, l’uso di sistemi di illuminazione LED avanzati, controllati da un sistema domotico, permette di trasformare oggetti statici in esperienze percettive. Ad esempio, una sequenza di luci può simulare il passaggio del sole, colpendo una scultura prima da un lato e poi dall’altro, svelandone progressivamente le texture e i volumi. Questa “narrazione luminosa” trasforma la fruizione da passiva ad attiva, invitando a osservare l’opera più a lungo per coglierne ogni sfumatura.

Una scultura ben illuminata non è solo un oggetto in una stanza, ma diventa il fulcro emotivo e visivo dello spazio, un punto di attrazione che cattura lo sguardo e invita alla contemplazione.

Da ricordare

  • La qualità di un display per l’arte digitale non si misura in risoluzione (4K), ma nella fedeltà cromatica e nella capacità di uso continuativo.
  • La conservazione di un patrimonio digitale è un processo attivo che richiede monitoraggio dei formati file e strategie di archiviazione ridondanti (hot e cold storage).
  • L’integrazione di arte e scultura in spazi ridotti è una sfida progettuale che trova soluzioni innovative nella verticalità, negli spazi negativi e nella Realtà Aumentata (AR).

Come integrare la scultura moderna in un appartamento di 80mq senza soffocare lo spazio?

Integrare una scultura, un oggetto tridimensionale con una sua presenza fisica imponente, in un appartamento di metratura contenuta come 80mq, rappresenta una delle sfide progettuali più affascinanti per un interior designer. L’errore comune è posizionare l’opera al centro di una stanza, dove finisce per diventare un ostacolo, soffocando lo spazio e impedendo una fruizione fluida dell’ambiente. La soluzione risiede in un approccio più strategico, che considera la scultura non come un mobile, ma come un elemento architettonico.

La prima strategia è lo sfruttamento della verticalità e degli spazi “negativi”. Invece di occupare prezioso spazio a terra, si possono considerare sculture murali o sospese. In alternativa, si possono collocare opere a terra in angoli o nicchie altrimenti poco utilizzati, trasformando uno spazio di risulta in un punto focale. L’uso di piedistalli trasparenti o molto sottili può inoltre donare leggerezza, facendo sembrare l’opera quasi fluttuante. Un altro trucco architettonico è posizionare un grande specchio su una parete adiacente per raddoppiare visivamente lo spazio e offrire una prospettiva inaspettata sulla scultura stessa.

Il tuo piano d’azione per valorizzare una scultura in poco spazio

  1. Sfrutta la verticalità: Valuta sculture murali o sospese per liberare completamente lo spazio calpestabile a terra.
  2. Attiva gli spazi negativi: Posiziona l’opera in angoli, nicchie o alla fine di un corridoio per trasformare aree inutilizzate in punti focali.
  3. Usa piedistalli intelligenti: Scegli piedistalli multifunzione che possano nascondere hardware tecnologico o opta per supporti trasparenti per un effetto di leggerezza.
  4. Raddoppia lo spazio con gli specchi: Installa uno specchio a tutta altezza su una parete vicina per ampliare visivamente l’ambiente e creare nuove prospettive sull’opera.
  5. Crea un dialogo tra fisico e digitale: Accosta alla scultura un frame digitale che mostri opere complementari o il processo creativo, arricchendo il racconto senza ingombrare.

La tecnologia offre oggi una soluzione ancora più radicale e innovativa: la Realtà Aumentata (AR). Grazie all’AR, è possibile “posizionare” sculture digitali tridimensionali nello spazio fisico, visibili attraverso lo schermo di uno smartphone o di un tablet. Questa soluzione, come analizzato nel libro ‘Display’ di Elisabetta Modena, permette di creare dialoghi inediti tra opere fisiche e virtuali, o di godere di installazioni monumentali senza occupare un solo centimetro quadrato. L’opera ‘Golden Calf’ di Jeffrey Shaw, una scultura virtuale di un vitello d’oro visibile su un piedistallo tramite un tablet, è un esempio pionieristico di come l’arte possa esistere nello spazio senza possederlo fisicamente.

L’integrazione efficace di un’opera tridimensionale dipende da un’attenta analisi dello spazio e delle possibilità, sia fisiche che virtuali, come riassunto in queste strategie di ottimizzazione spaziale.

Applicando questi principi, la scultura cessa di essere un “ingombro” e diventa un dispositivo che qualifica, espande e dà un’anima allo spazio, anche il più piccolo. Per iniziare a trasformare la tua casa in una galleria personale, il primo passo è considerare ogni opera come parte di un progetto architettonico complessivo.

Domande frequenti su Come esporre e conservare la Digital Art in una casa domotica?

Quali sono i rischi principali per una collezione NFT?

Il rischio maggiore è che il file multimediale associato al token (come il .JPG o .MP4) possa diventare inaccessibile. Spesso questi file sono archiviati su server esterni decentralizzati come IPFS o Arweave. Se questi network subissero problemi o il file venisse rimosso, il token sulla blockchain continuerebbe a esistere, ma punterebbe a un contenuto vuoto, vanificando il valore dell’opera.

Come proteggere le chiavi private?

La protezione delle chiavi private è cruciale. Oltre a un hardware wallet, è consigliabile utilizzare soluzioni avanzate come i wallet multi-firma (che richiedono l’approvazione di più dispositivi per una transazione) e tecniche come lo Shamir’s Secret Sharing. Quest’ultima permette di “frammentare” la frase di recupero in più parti, in modo che un ladro o un incidente non possano compromettere l’intero patrimonio.

Esistono assicurazioni per crypto-asset?

Sì, il mercato assicurativo si sta evolvendo per coprire anche i crypto-asset. Compagnie specializzate, tra cui alcuni sindacati dei Lloyd’s di Londra e aziende come Coincover, offrono polizze specifiche che possono coprire il furto di chiavi private da attacchi informatici o la perdita di accesso ai propri wallet, fornendo un ulteriore livello di protezione per collezioni di grande valore.

Scritto da Lorenzo Moretti, Curatore digitale e museologo specializzato in EdTech e accessibilità. Sviluppa percorsi museali interattivi e laboratori didattici con tecnologie VR/AR per le scuole.