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Quattro chiacchiere con Claudio Rosetti del “Blues & More Trio”

Inserito da Federico il giovedì, 10 giugno 2010


Claudio Rosetti

Siamo in compagnia di Claudio Rosetti, componente della band toscana “Blues & more Trio”. Gruppo acustico di blues e rock che si è formato nel 2003 e composto da Matteo Lucchesi, Claudio Rosetti e Andrea Maffei. Propongono un repertorio vasto che parte dai propri inediti per arrivare al blues riarrangiato in chiave acustiva di Rolling Stones, Beatles, Neil Young, Cream, Dylan, Creedence, Elvis e Hendrix.

Conosciamolo meglio nel corso di questa intervista esclusiva.

Quando risale il vostro primo incontro e la decisione di formare la band?

Con Andrea Maffei suono insieme dal 2001 quando abbiamo mosso insieme i primi passi con le nostre prime band di blues elettrico Sunrise Jam ma soprattutto Tongue Fetish Nel 2003 cmq tante esigenze e nuovi incontri ci hanno portato a lavorare in trio acustico ma saltuariamente quando possiamo torniamo in elettrico

Quale di questi due generi ti piace di più?

Sono diversi, ma le possibilità in acustico sono veramente molteplici a volte siamo arrivati a suonare tutte le sere della settimana e questo ci ha portato a dare considerazione prioritaria a questa formazione che con l’arrivo di Matteo Lucchesi alla chitarra ha visto l’intesa nel “drive ritmico” che avevamo in mente da tempo.  detto questo ogni volta che posso imbraccio la telecaster e cerco di tirare il collo al fender valvolare.

Quali emozioni provi quando imbracci la telecaster?

Non ci sono parole per descrivere questo. Nonostante il fatto che oramai lavoriamo al 90% in acustico, devo ammettere che la Telecaster è la mia anima gemella musicale.

Come è impostato attualmente il vostro live e il vostro repertorio?

Fare quello che ti piace davvero è un sogno per tutti e nelle esibizioni live la sensazione di essere proprio io è quella predominante. Il nostro live si compone di circa 3-4 ore a seconda della disponibilità del locale.

In generale tentiamo di fare un po’ di Jam session ovunque andiamo per coinvolgere il pubblico a suonare con noi.

Come repertorio passiamo, oltre al materiale originale, da un blues swingato come Caldonia e Let’s have some fun (entrambi presenti su . . . Giudas ! ) ad un classico rock’n roll targato Faboulus Thunderbird fino ad arrivare a mostri sacri come Elvis.

Nel mezzo c’è ampia parte di anni’ 60 con Cream, Bob Dylan, Rolling Stones ecc.

Come sei venuto a conoscenza di Mick Taylor e come è maturata la tua passione per questo artista?

Come quasi tutti ascoltando le sue perle con i Rolling Stones, fino a scoprire tutti i suoi lavori solisti e soprattutto con John Mayall.

Mi sono innamorato della sua maestria e dolcezza nella singola nota. Ha una capacità lirica incredibile negli assoli che sinceramente ho sentito a davvero pochi, uno che ci si avvicina molto è Dickey Betts degli Allman Brothers che io amo molto.

Siete improntati nel “British style”. Avete rispondenza nel pubblico italiano che vi ascolta?

Siamo improntati anche all’American Style. Il riscontro c’è, ma chiaramente andiamo a nozze col pubblico anglofono che ahimè ha più orecchio e gusto in media di quello nostrano. Ma esiste cmq un bel popolo del Blues anche in Italia.

Ma come mai, secondo te, gli artisti italiani, che cantano canzoni in italiano hanno successo in Inghilterra? Apprezzano di più gli artisti di fuori che i propri? In Inghilterra gli artisti sono considerati al pari dei dottori. In italia la realtà musicale è diversa secondo te come mai? Gli italiani non sanno apprezzare la musica?

Non sono così convinto di questo, sono stato in un paio di mega store di cd in Francia (Parigi e Nizza) e non c’era traccia di artisti italiani, non vorrei che tutti questi presunti successi all’estero siano solo un modo per farsi pubblicità in Italia.

Non è che gli italiani non apprezzano la musica, ma bensì sono stati abituati ad apprezzare cose scadenti sia dalla tv che dalla radio e qui mi fermo.

Se avreste possibilità andreste in tv nei format che incoronano “cantanti”?

Non credo che apprezzerebbero un armonicista di blues nè un chitarrista di blues-rock. Se un giorno ci sarà un format davvero dedicato alla musica perchè no? fino ad adesso non ne ho ancora visto uno.

Avete iniziato autoproducendovi, valutereste l’opportunità di fare un cd con una major o preferireste un etichetta indipendente? O nessuna delle due ipotesi.

Direi entrambe le ipotesi, visto che entrambe portano ad un miglioramento della nostra condizione e modo di fare musica. Le “indies” purtroppo non sono più quelle di alto livello degli anni ’80, ma credo che forse all’estero un ottimo “working” ci sia.

E’ facile suonare in Toscana o le esibizioni live risentono molto della crisi economica e, di conseguenza, dei locali?

In toscana c’è crisi come dalle altre parti. Con basso e batteria le serate rispetto al trio acustico sono come rapporto da una a venti. Per molti motivi. Esigenze economiche, impatto sonoro, spazi, Siae oppressiva ecc.

Cosa vi augurate per il vostro percorso artistico? Dove sarete impegnati?

Per adesso speriamo di ripetere i 90 live dello scorso anno e se possibile arrivare a cento.

Per ulteriori informazioni potete visitare

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Categoria: Interviste, Musica Emergente.



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