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Tra amore e morte conosciamo meglio Licia Missori

Inserito da paola il martedì, 23 febbraio 2010


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Licia Missori, un vero talento musicale, suona il piano e compone sin dall’età di cinque anni. Nel 2002 incide il suo primo cd, Flowered Emotions, seguito “a ruota” da Nuit Blanches, pubblicato nel 2003. Il suo terzo disco, Amore e Morte, inciso inciso a settembre dello scorso anno all’Extrabeat Recording Studio di Clive Simpson, è incentrato, come lei stessa dichiara, su “sentimenti estremi ed emozioni forti”. Ma indaghiamo ancora un po’ su questa giovane ed affascinante artista dal volto irlandese.

Quando e come è entrata la musica nella tua vita?

“Non lo so, c’è sempre stata! Verso i tre anni mi ritrovai tra le mani una piccola tastiera giocattolo e cominciai a passare i pomeriggi suonando motivi di brani famosi.”

Una bambina prodigio insomma! Il tuo primo concerto?

“A parte saggi, concorsi, feste e serate varie, il mio primo concerto solistico di una certa importanza risale al maggio del 2005 al Museo degli Strumenti Musicali. Suonai per metà musiche di Chopin e per l’altra metà musiche composte da me, come spesso faccio ancora. Ero ovviamente emozionata, ma ricordo che vedere tra le persone del pubblico i miei parenti e amici più cari mi trasmise una grande positività.”

Un episodio divertente legato ad un tuo concerto, o a una tua canzone?

“Il primo che mi viene in mente riguarda proprio un concerto che feci l’anno successivo (2006) sempre al Museo degli Strumenti Musicali… Quella volta ero talmente tesa e impaurita che mi venne uno sfogo sulla pelle e suonai con un’enorme chiazza rossa su un braccio! Mentre suonavo avevo la sensazione che da un momento all’altro mi sarei fermata e avrei detto al pubblico: “Ok, scusate, non ce la faccio, buona serata”. Invece per fortuna ce l’ho fatta…”

Una bella sfida, senza dubbio! Ma  cos’è che ti spinge a scrivere i tuoi brani? nascono dall’allegria, dalla tristezza, da attimi di malinconia?

“Non saprei dire…. spesso l’ispirazione arriva in concomitanza con una “tensione” verso qualcosa che non ho e che vorrei avere. Da cui deriva il suo legame a volte molto stretto con vicende dolorose, come in “Amore e Morte”. Ma non è una regola: per fortuna mi capita di sentirmi creativa anche quando va tutto bene!”

Meno male! Non solo e sempre artisti maledetti. A tal proposito, hai mai pensato a te come artista con una immagine particolare?

“No, o comunque non con un’unica immagine.”

E in effetti tu spazi fra molte esperienze, gruppi rock, musica classica, addirittura un concerto, prossimamente (il 26 di questo mese), per accompagnare un film muto. Ma mi interessa domandarti, in particolare, dei tuoi Dark Side of Venus. Per questo gruppo tu scrivi appositamente canzoni originali, per questo volevo domandarti : il gruppo ti rappresenta o sono piuttosto le tue canzoni a rappresentare il gruppo?

“Entrambe le cose: le canzoni le scrivo in solitudine, ma poi la band le rende “oggettive”, viventi, le fa sue… io stessa, quando le scrivo, lo faccio con l’intenzione precisa di destinarle al gruppo, a “quei” musicisti, e questo influenza sicuramente la composizione delle canzoni.”

Se tu fossi una rockstar, chi saresti?

“Mi piacerebbe essere Tori Amos, ma lei è una dea, non una rockstar.”

E se potessi cantare come … che nome faresti?

“Sempre lei, assolutamente!”

Hai mai pensato di studiare anche canto e passare da autrice a cantautrice?

“No, perché la mia voce non sarebbe in grado di esprimere quello che sono in grado di concepire. Sarebbe stato bello avere anche il dono della voce! Ma se così non è, penso che ognuno debba stare “al suo posto”, e fare quello che sa fare.”

Un bel consiglio. Ma anche una certa, tra virgolette, severità. Dimmi, quando accompagni un cantante per te conta d più l’emozione o l’abilità tecnica?

“Quando si suona in duo o in gruppo, penso che la cosa importante debba essere sempre il risultato, il “far suonare bene” la canzone, come si dice: tutto deve essere funzionale a quello. Ciò a volte può anche richiedere un arrangiamento minimale, che non “fa scena”, che non esibisce abilità o virtuosismo. Del resto, secondo me, quando si suona non si deve pensare “Ora faccio vedere a tutti quanto sono bravo”, ma semmai: “Ora farò del mio meglio per rendere al massimo questa canzone ed emozionare il pubblico”.

Giusto. Progetti per il futuro?

“Portare avanti il mio progetto solista e ovviamente quello dei Dark Side of Venus, fare concerti, continuare a scrivere musica…”

Il tuo prossimo concerto?

“Venerdì 26 febbraio alla Libreria Rinascita, come accennavi prima: sonorizzerò dal vivo il film muto del 1928 “La caduta della casa Usher” di Jean Epstein con musiche composte da me. Poi ci saranno tre miei concerti pianistici: il 7 marzo al Piccolo Teatro Campo d’Arte, il 20 marzo alla Sala Baldini e il 24 aprile al Museo degli Strumenti Musicali.”

Con la promessa di esserci, ringraziamo dunque la nostra artista, e le auguriamo per il futuro il successo che merita.

Intervista a cura di Chiara Alivernini

Categoria: Interviste.



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