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The Borderline: un rock melodico al confine dei generi

Inserito da paola il lunedì, 8 febbraio 2010

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Se è proprio vero che il disturbo di borderline, secondo una sua definizione psicologica, prefiguri la mancanza di una vera e propria identità dovuta al vissuto emozionale eccessivo e variabile, ciò che traspare dalla musica di questi promettenti ragazzi della provincia di Modena, è proprio la capacità di saper variare amabilmente stile e registro armonico nella struttura del pezzo suonato. Lo “zeppeliano” brano “Notturno in Re Maggiore “ sembra essere il manifesto della band “The Borderline” dove le sonorità di un rock melodico si mescolano agevolmente alle calde atmosfere della musica black organizzate intorno ad una sessione di fiati calda e avvolgente. La stessa band definisce il proprio progetto come” un esperimento, un’immersione cosciente nell’esperienza onirica, ai limiti della schizofrenia bipolare. Un’uscita di emergenza insperata sulla linea di confine dei generi”.

La capacità di Giada di sapersi adattare a un ruolo di vocalist che spazia da un brano squisitamente rock progressive all’italiana come “Danza alla stazione dei treni” a un altro più travolgente e sensuale come “Insomnia ricorda la passione e la potenza di alcune tra le migliori cantanti del panorama rock contemporaneo tra le quali ascriviamo personalità del calibro di Gwen Stefani o Alison Goldfrapp.

Di indubbio valore si dimostra la prova della sessione ritmica, capace del cambio di registro (di cui sopra) mantenendo un certo rigore e una interessante originalità nella scrittura ritmica soprattutto in brani come “Clear Night “dove il valore dei fiati e delle chitarre è sapientemente accompagnato da una solida base metrica. Interessante il gioco di botta e risposta di chitarra ritmica e solista, sapientemente organizzate in base a esigenze strumentali e di accompagnamento. Esse danno toni al piano, uno strumento che sembra davvero essenziale nel sound di questa band che, secondo un loro giusto parere, differirebbe da una certa popolare voglia di fare musica “indie rock che suona già sentita” proponendo un’ originale e orecchiabile definizione di alternative rock a senso doppio.

Insomma, nonostante i loro ultimi impegni nel nord Italia sarebbe interessante vederli impegnati in iniziative lungo tutto lo stivale e fuori porta, data la loro (ormai poco ortodossa) scelta di impaginare i propri testi in lingua inglese. Segnatevi il nome di questi strizza-cervelli. Jung li avrebbe ascoltati durante una propria seduta di psicoanalisi.

Recensione a cura di Livio Ascione

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Categoria: Musica Emergente.



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