Il dodicesimo pianeta degli Elettra

Gli ELETTRA si formano nel marzo 2008 dall’incontro di musicisti provenienti da diversi generi musicali. Il 21 novembre 2008 esce ”Il dodicesimo pianeta“, il primo Ep della band che contiene ”Canzone di eva“, ”Oltre ogni istante“, ”Non lo siamo più“, ”Le ali“ più il bonus dvd”Le ali di eva“.
Nel luglio 2009 gli ELETTRA suonano all’Idroscalo di Milano, selezionati per la prima edizione del Flandrike Lifestyle Festival. Nel settembre 2009 cambio di line-up, con Francesco Santinelli che lascia il posto al basso ad Eugenio Maglio.
Da quali considerazioni nasce l’idea di costituire gli Elettra?
Dallo stimolo dal quale crediamo derivino tutti i progetti realmente validi, ossia l’esigenza di comunicare un messaggio in maniera onesta. La musica è comunicazione, e in quanto tale è efficace solo se il contenuto, al di là della forma, è autentico. E attenzione perché il discorso è valido su più fronti, non solo su quello della produzione musicale troppo facilmente bollata come “commerciale”. A nostro parere il progetto creato a tavolino, ad esempio sul modello “reality”, a conti fatti pesa quanto l’artista che cerca ad ogni costo di stupire, di porsi a priori fuori dagli schemi. Dietro entrambi gli atteggiamenti c’è molta voglia di imporsi ammiccando a un pianificato modello culturale, ma poca sostanza comunicativa. E chi ascolta è meno stupido di quanto spesso non si voglia pensare.
Come mai avete scelto proprio il nome “Elettra”?
Era una vecchia fissa di Michele, il cantante. Da anni l’aveva sempre considerato il nome perfetto per un gruppo rock, così non appena capitata l’occasione di mandare a battesimo questa nuova formazione, la scelta era fatta. E’ un nome immediato e conosciuto, e anche a quanti non sappiano cogliere subito il richiamo al personaggio della tragedia greca, la fiera figlia di Agamennone e Clitemnestra, in ogni caso il nome suggerisce comunque qualcosa. Se non altro per l’assonanza con l’elettricità, la scarica elettrica di un istante che dà la vita e mantiene vivi. Non dimentichiamoci che tra le diverse forze che determinano la sopravvivenza dell’universo, la più potente è proprio quella elettromagnetica.
Cosa vorreste comunicare ai vostri ascoltatori?
Né più né meno di quanto riesce a sentirci chi ascolta i nostri brani. Ogni canzone potenzialmente è un piccolo mondo, che viene sempre filtrata attraverso la sensibilità del singolo. Due persone potranno percepire una canzone in maniera analoga, ma mai identica. Ed è proprio questo il bello.
La musica può essere usata come fonte di apprendimento del vivere in gruppo? La considerate arte o un hobby?
La differenza tra arte e hobby è più utile a chi di certe cose ne parla. Chi agisce davvero, è talmente preso a produrre che lascia ad altri il vezzo di ricalibrare definizioni di genere. E’ indubbio, invece, che in una società sempre più individualista, suonare in una band è uno dei mezzi più efficaci per imparare a sviluppare ciò che un tempo si chiamava “spirito di gruppo”. Per suonare bene con qualcuno è indispensabile prima imparare ad ascoltarsi a vicenda, quindi contenere la tentazione di prevaricare sull’insieme. Un gruppo è un meccanismo di precisione, in cui ciascuno assolve al proprio compito in funzione di un obiettivo comune, la musica. Lavorando insieme ad altri si mette a fuoco la propria unicità, imparando a preservarla.
Si discute molto sulle vicende private degli artisti, secondo voi, è giusto o sbagliato?
Se sono vicende private ci sarà un motivo. Ma del resto è anche vero che chi insegue deliberatamente una vita da personaggio pubblico, dovrebbe poi accettare l’inevitabile scotto che una scelta del genere comporta.
La musica può trasmettere dei valori ai giovani?
La musica, tutta, trasmette a chiunque un determinato modo di percepire la realtà. I più giovani vivono nella necessità genetica di trovare modelli da assumere come riferimento, il più delle volte semplicemente individuando un antimodello, ossia qualcosa da non imitare. In ciò la musica, specialmente quella ad uso ed abuso degli adolescenti, è ormai da decenni il canale privilegiato per la formazione delle coscienze. Per quanto personalmente preferiamo avanzare sempre immagini di una realtà costruttiva, e non di semplice opposizione.
Secondo voi è giusto processare in tv chi ha sbagliato?
Il mezzo televisivo è uno strumento ormai completamente esautorato di ogni potenziale propositivo, ridotto a poco più di un discount per una società sottoacculturata, mossa da un inestinguibile malessere di fondo grossolanamente indotto da mediocri mestieranti.
Come li giudicate i modelli che ci propina la tv?
La potenza della mente umana è tale da poter prendere a modello qualunque cosa, pure il vuoto dell’attuale televisione italiana. E con una scoperta sorprendente: anche il vuoto è contagioso. A forza di insistere, il nulla culturale può arrivare ad intaccare modelli solidi, facendo breccia nelle coscienze e propagandosi come un cancro.
La tv riflette lo specchio della società. Secondo voi viviamo in un contesto di degrado sociale?
Televisione e società da almeno trent’anni sono legati in maniera indissolubile. Più scende una, più sprofonda l’altra. La tv italiana ormai da tempo staziona abbondantemente sotto la soglia minima di dignità, umana prima ancora che intellettuale. La società si abbevera regolarmente in questo abisso, ed è finita col diventare persino peggio della fonte.
Come mai i giovani prendono a modello chi ha sbagliato invece di prendere esempi sani?
Forse perché i modelli realmente “sani” sono in genere poco remunerativi, e pertanto non c’è grande interesse alla loro promozione.
Il dare una seconda possibilità agli artisti è giusto o sbagliato?
Chi può arrogarsi il diritto di decidere se una persona, artista o meno, meriti oppure no una seconda possibilità?
Quali problemi state incontrando nel vostro percorso artistico?
I normali problemi di ogni realtà che cerca di emergere e ricavarsi uno spazio. Ma è un percorso necessario, perché solo attraverso le difficoltà si sviluppo la forza di spirito necessaria a perseguire certi risultati. Le scorciatoie non portano alle vette inaccessibili.
A quali progetti state lavorando?
Attualmente stiamo definendo il live che porteremo in giro per l’Italia a partire da questa primavera, avvalendoci anche dell’inserimento di un nuovo elemento al basso, Eugenio Maglio, che sicuramente ci darà una spinta in più. Quindi nel prossimo autunno torneremo in studio per registrare il nostro primo album. Un progetto già a buon punto, al quale però metteremo concretamente mano dopo una robusta serie di concerti. Che del resto è la dimensione che ci piace di più.
Intervista a cura di Federico Cencini
Per ascoltare la loro musica:
Articoli Forse Correlati
- Fabrizio Moro:Testo Non è una Canzone
- Quattro chiacchiere con i BacktoZero
- Quattro chiacchiere con Rocco Moscatiello
- Quattro chiacchiere con Stefano Cece dei Twentythree
- Jessica Brando: il Testo e il Video di Dove Non ci sono ore
